Il vero viaggio non consiste nel cercare nuove terre, ma nell’avere nuovi occhi. (Marcel Proust)

 

Che cosa significa viaggiare?  In cosa ci arricchisce l’esplorazione di nuove terre? Perché viaggiare? 

Certo vedere nuovi paesaggi, città, monumenti, raggiungere mete remote è di per sé stimolante e può essere una spinta ad una nuova partenza. Ma come molti viaggiatori imparano a capire dopo alcune esperienze il viaggio è molto, molto di più. Viaggiare si lega indissolubilmente alla scoperta, certo, ma anche all’arricchimento interiore. E’ uno stimolo eccezionale a reinventarsi di continuo, a porsi domande, ipotizzare risposte, all’insinuarsi di nuovi pensieri.

Incominciate a viaggiare in autonomia e comincerete a familiarizzare con alcuni concetti basilari. Innanzitutto emancipatevi dall’essere meri turisti:  siate esploratori, curiosi viaggiatori alla scoperta di mondi nuovi. Imparate a vivere il luogo che incontrerete. Come ebbero a dire GK Chesterton e Paul Theroux:

Il viaggiatore vede quello che vede, il turista vede quello che è venuto a vedere. (GK Chesterton)
I turisti non sanno dove sono stati. Il viaggiatore non sa dove sta andando. (Paul Theroux)

Immediatamente comincerete ad avvertire alcuni cambiamenti inaspettati: la carta geografica vi inizierà a sembrare “un’idea narrativa concepita in funzione di un itinerario, un’Odissea. (Italo Calvino)”, ma soprattutto il fattore tempo comincerà ad apparirvi mutevole. Immancabilmente il tempo passato in viaggio apparirà dilatato, come se 24 ore on the road equivalessero a settimane di routine, o come ebbe a dire Arthur Schopenhauer: “Accade sempre durante i viaggi: un solo mese sembra più lungo di quattro mesi trascorsi a casa.”

E questo non sarà che l’inizio di un percorso mentale affascinante e arricchente, introspettivo. Comincerete a persuadervi che “I viaggi sono legati sì al superamento delle frontiere, ma che per frontiere si devono intendere anche le frontiere della mente. (Salman Rushdie)” e che in fin dei conti “Di confini non ne ho mai visto uno. Ma ho sentito che esistono nella mente di alcune persone. (Thor Heyerdahl)”.

Una volta che famigliarizzerete con questi primi concetti vi inizierà tutto ad apparire come stimolante e fonte di crescita. La paura dell’ignoto, del prossimo visto come possibile fonte di pericolo inizieranno a scemare perché passando sempre più tempo in viaggio avrete modo di capire come in genere il mondo non sia lì per ostacolarvi, lo sconosciuto non sia di per sé pericoloso, anzi noterete come in realtà la gente mediamente sia disponibile ad aiutarvi e ciò non farà che stimolare la tolleranza verso il prossimo e l’affievolirsi di barriere e muri culturali che prima apparivano insormontabili. Volete che ci sia integrazione e un mondo meno arroccato sulla difensiva e l’ostilità? Bene, viaggiate!

Molti autori, ben più illuminati di noi, hanno già compreso da tempo la capacità educativa dei viaggi nei confronti della poliedricità mentale:

Il modo migliore per cercare di capire il mondo è vederlo dal maggior numero di angolazioni possibili. (Ari Kiev)
Non c’è uomo più completo di colui che ha viaggiato, che ha cambiato venti volte la forma del suo pensiero e della sua vita. (Alphonse de Lamartine)
Qual è il vero significato della parola viaggiare? Cambiare località? Assolutamente no! Viaggiare è cambiare opinioni e pregiudizi. (Anatole France)
Viaggiare è una scuola di umiltà, fa toccare con mano i limiti della propria comprensione, la precarietà degli schemi e degli strumenti con cui una persona o una cultura presumono di capire o giudicano un’altra.
(Claudio Magris)
Non dirmi quanti anni hai, o quanto sei educato e colto, dimmi dove hai viaggiato e che cosa sai.
(Maometto)

Viaggiare in autonomia poi vi porterà inevitabilmente a scontrarvi con anche alcuni disagi, imprevisti, a mettere in discussione le vostre sicurezze e il presunto delirio umano di onnipotenza. Ma giunti a questo punto il sentimento dominante per voi non dovrebbe più essere lo scoramento o la paura, bensì lo stimolo a vedere le cose sotto una luce nuova,  a tornare a comprendere la natura profonda e immutabile dei veri punti di riferimento e a capire come l’umiltà sia una qualità da allenare:

Viaggiare è una brutalità. Obbliga ad avere fiducia negli stranieri e a perdere di vista il comfort familiare della casa e degli amici. Ci si sente costantemente fuori equilibrio. Nulla è vostro, tranne le cose essenziali – l’aria, il sonno, i sogni, il mare, il cielo – tutte le cose tendono verso l’eterno o ciò che possiamo immaginare di esso. (Cesare Pavese)
Ah! Il viaggio è un bagno di umiltà: ti rendi conto di quanto è piccolo il luogo che occupi nel mondo. (Gustave Flaubert).

E quando infine sarete lì pronti a imbastire un’ulteriore avventura verso nuovi lidi e sconosciute esperienze sarete consci che in realtà starete solamente concedendovi l’eccezionale opportunità di crescere, di arricchirvi e di lanciarvi verso inaspettati e stimolanti percorsi interiori: 

Si viaggia non per cambiare luogo, ma idea. (Hippolyte Adolphe Taine)

I viaggi cominciano molto prima degli autobus, degli aerei, degli elicotteri, delle navi, dei piedi. I viaggi cominciano dentro la testa. È lì che ci si deve spostare, altrimenti, niente si muove. (Simona Vinci)

Chi torna da un viaggio non è mai la stessa persona che è partita. (Proverbio cinese)

Il viaggio non soltanto allarga la mente: le dà forma. (Bruce Chatwin)

Non si fa un viaggio. Il viaggio ci fa e ci disfa, il viaggio ci inventa. (David Le Breton)

Non smetteremo di esplorare. E alla fine di tutto il nostro andare ritorneremo al punto di partenza per conoscerlo per la prima volta. (T. S. Eliot)

Il vero viaggio di scoperta non consiste nel cercare nuove terre, ma nell’avere nuovi occhi. (Marcel Proust)